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TEAM

Noi di Zampa5stelle non amiamo l'auto celebrazione, ne la stereotipia, ne vogliamo incorrere nel rischio di dire di noi qualcosa che deve essere scoperta e provata tramite i fatti e non le parole. Per questo, al momento, vi diremo di noi soltanto i nostri nomi e vi invitiamo a venire a trovarci qui dove si svolge la nostra vita, il nostro lavoro, la nostra passione, il nostro sogno per prendere un caffè e scrivere insieme le pagine di questa storia.

NATALIE
GIUSEPPE
ESTER
ALICE
SARA
FIORELLA

STORIA DI ORDINARIA QUOTIDIANITA'

Storia di ordinaria quotidianità in una qualsiasi pensione per cani. Ovvero: dall’altra parte del telefono.

“Sì, pronto? Per quale periodo... Non la sento bene... Vuole che la richiami? Per quale periodo? Sì, abbiamo ancora disponibilità, gradisce visionare la struttura e conoscerci?”



1° GIORNO

Eccoti qui... Ti guardi intorno. Sembra quasi che tu abbia paura di tutto quello che ti circonda, anche di noi, anche di me. Spero che ti sia gradita la cena; abbiamo preparato tutto prima del tuo arrivo, conosciamo i tuoi gusti e desideriamo rispettare le tue abitudini. Ti ho visto piangere mentre la tua famiglia andava via e nel tuo pianto mi sono sentita fallita... Ma ho pazienza ed in te fiducia, tu appartieni ad una specie mirabile, cercherò di darti il meglio. Guardi gli altri intorno a te con diffidenza, sembra quasi che tu non riesca a motivare la loro disinvoltura. Buona notte, piccolo, sono qui con te e anche la tua famiglia, da lontano: non ti ha abbandonato, ma ti sta guardando.

2° GIORNO

Ti sei svegliato molto presto, hai mangiato pochissimo e ti è scappato un bisognino in soggiorno. Quando tutti gli altri sono usciti sei rimasto in un angolino con le orecchie basse e mi hai guardato con celata curiosità. Poi, piano piano, è sbocciato il fiore della fiducia; la tua coda come un’altalena ha iniziato a dondolare e comunque, con la testa bassa, misurando la distanza con i tuoi occhioni, hai iniziato ad avvicinarti verso la mia mano desiderosa d’accarezzarti. Eh sì, piano piano, tra un mugolio e un tip tap di unghiette mi hai annusata.

3° GIORNO

Sai, oggi ho sbirciato con la coda dell’occhio i tuoi giochi con gli altri: salti, rincorse, goffe cacce ad immaginarie prede, gavettoni in piscina da sferzate di coda e chioma al sole, dimostrazioni di pace e richieste di sicurezza. Ti sei addormentato a metà tra le mie braccia e il muso di Orsa dopo aver mangiato con gusto la tua pappa, sicuro che nulla e nessuno ti avrebbe disturbato. Forse tanto fallita poi non sono.

4° GIORNO

Io sentivo solo le cicale ed il caldo di questo sole mediterraneo e vedevo te correre con gli altri nel bosco... Ma tu... forse è solo mia fantasia, o, forse, il tentativo estremo di una attenta irriverente osservazione empatica: mosche in un volo ridondante tra i rami degli ulivi in fiore, api generose nell’estasi dei nettari, fruscio di ali a destra a sinistra, in alto e in basso ed in una variopinta miriade di direzioni purtroppo non consone al senso umano, raspare di zampette... forse una lucertola o chissà cos’altro, crepitio dell’erba secca calpestata nella corsa, il richiamo di Lapo che si avvicina, Atena che sbuffa per un soffione fuggitivo, e lontano il metallo che ringhia e borbotta nella strada assolata accompagnato da un coro di cicale invisibili.

5° GIORNO

Che buon odore che hai! Il tuo pelo sa di nocciole, di latte e della terra dopo le prime piogge; mentre ti spazzolavo mi hai regalato il piacere di tanti ricordi di infanzia come quando da bimba mettevo il naso accanto all’umido tartufo di Everalda fuori dalla finestra e rimanevo stupita, in silenzio, dall’odore di un’estate che finiva... Ho preparato il tuo zainetto, la tua scodellina, qualche regalino che spero ti possa essere utile dopo questa vacanza. Alle cinque sono venuti a prenderti. Dicono che si dovrebbe pensare ai figli come dardi scoccati da un arco, così vorrei pensarti. Sono sicura che ci siano innumerevoli modi di relazionarsi senza necessariamente assumere una posizione antropocentrica, ma al contempo commisurandosi con la voglia innata di se come “dono” verso l’Altro. Spero di poterti rivedere presto. La vibrazione del tuo volo mi è cara se come freccia ti voglio pensare, ma sono soltanto un’umana e mi rammarico di non poter percepire più il suono della tua compagnia. Mio inestimabile amico, non so se ti incontrerò mai più, sei unico e speciale come unico e speciale è stato il momento della nostra conoscenza ed anche il vuoto che lasci nella mia limitata percezione capace solo di fare distinzioni tra tempi e luoghi. Sapessi come sono sciocca: mi è sembrato quando sei salito in macchina che per un istante tu ti voltassi e mi guardassi...Sinceramente, spero che tu non l’abbia fatto e che in te non rimanga il vuoto, chiamato da noi umani “nostalgia”, che, invece, io conserverò sino al nostro, prossimo, eventuale incontro.

6° GIORNO

Stanotte ha piovuto, c’è odore di terra bagnata. L’effluvio del caffè d’orzo seduce la cucina, guardo in silenzio i giochi in giardino nel giorno che nasce...

Il telefono squilla: “Pronto, DogHotel Zampa5stelle...”

                                                                                                                                                                Natalie Carieri